venerdì 15 maggio 2020

104-LA CONVERSIONE DI SAULO Sequela

PAOLO cade da cavallo "CARAVAGGIO"
LA CONVERSIONE DI SAULO Atti 9,1÷19
Saulo, cade a terra a motivo di una fortissima Luce che proviene dal cielo e che sfolgora tutt’intorno. Subito sente una Voce: “perché mi perseguiti”.
Racconto questo molto conosciuto e diventato così famigliare e importante da poter essere narrato anche con accrescimenti figurativi, come la caduta da cavallo, aggiunta appunto dal Caravaggio nel suo celebre dipinto del 1600 e quindi entrata nella memoria cristiana probabilmente in questo modo.
Il racconto si inserisce nella sequenza delle narrazioni di conversioni che vogliono esaltare la fama di questa nuova fede allargata a tutte le genti
Queste conversioni indicano che questa nuova dottrina comincia a diffondersi fra le nazioni.



Gesù è quella Luce: la Luce del mondo che rischiara le tenebre (lux lucet in tenebris) e la Voce come Parola di salvezza e di pace per tutti, Ebrei e pagani, “pace a voi”.
La fede in Lui subordina ora l’ubbidienza alla Legge di Dio, ma alcuni sostengono che si deve osservare comunque, mentre altri cristiani affermano che Gesù ha dato un valore diverso al rapporto personale con Dio introducendo la riconciliazione e il perdono.
Sentimenti che vengono dal Padre amoroso e che cambiano i confini della salvezza che è per Grazia, senza bisogno dell’ubbidienza dell’uomo alla Legge, perché comunque rimane imperfetto. Questo è quello che divide i cristiani giudei da quelli pagani.
Gli Ebrei ortodossi, invece, come Saulo, osservanti della legge, prendono pretesto, pensando di essere fedeli a Dio, per perseguitare ed imprigionare tutti coloro che non vogliono sottostare alla Legge e all'autorità della Sinagoga.


Saulo è il modello del nemico, per eccellenza, dei cristiani, e mentre si dirige per catturare questi nemici incontra Gesù. La Luce e la Voce lo fermano sulla sua strada polverosa e presuntuosa che pensava essere rigorosamente giusta e vera.
Avviene la conversione. Saulo vede questa Luce che altri non vedono, sente una Voce che altri non comprendono: è personale! Arriva quando meno si aspetta e che non si sarebbe mai pensata e voluta. Illumina soprattutto quelli che vedono soltanto una via, e ascoltano soltanto, come Saulo, la voce della loro ambizione, della religiosità e del fanatismo.
Gesù ferma su questa strada, porta la Luce della conoscenza a tutto il corpo, e con la Voce tocca nell'intimo l’intelligenza.



Il convertito è condotto per la strada di Damasco, chiamata diritta: cosa può avere di santo questa strada dove Dio si rivela? Ma le strade e le città sono tante, con Lui a fianco si ricomincia a vedere con occhi puliti, non impolverati. Cambia la moralità, la prospettiva futura e gli atti della vita non hanno più la violenza contro l’altro, il diverso, il nemico.
Incrocia le vite delle persone, annulla la diffidenza e provoca l’incontro tra fratelli e sorelle.
Saulo non cambia religione ne Dio, ma ora lo sente presente e lo scopre in modo diverso; la dove non avrebbe mai pensato trovarlo: i cristiani nemici sono diventati mani di amici.
Si converte dalla radicalità della legge, dalla superbia dell’arroganza contro il diverso.
Nasce dentro se stesso un’accettazione e un’accoglienza dell’altro più efficace e concreta, una comprensione maggiore delle idee altrui e una comunicabilità nuova e verso tutti.
Il suo percorso di fede sarà più sicuro e più impegnativo: lo Spirito Santo, l’Acqua ed il nutrimento Parola gli affidano una missione da compiere e il suo nome da divulgare,
Apostolo dei Gentili, ambasciatore di Dio per le genti.



Cambiamento che non è imposto ne dettato dall’uomo o da una religione ma è provocato dalla Grazia che ha ricevuto da Dio e che ora vede sopra tutti gli umani: perché la Luce del Cristo, il Risorto, indicato dalla Voce di Dio come Figlio diletto, messo a morte su una croce dalla presunzione dell’uomo, come un malfattore, un peccatore, il più misero degli uomini che rappresenta: indifesi, oppressi e perseguitati.
Gesù è per Paolo, per tutti, cristiani e pagani il luogo dove si incontra l’Emanuele: la Voce: “perdona loro perché non sanno quello che fanno” e la Luce sfolgorante della risurrezione.
La Parola arrivata a Paolo e che ora diffonde è che l’uomo non può essere giustificato dalle opere della legge, in quanto imperfetto e inevitabile trasgressore, ma è salvato soltanto per mezzo della fede che ha in Gesù Cristo, l’uomo senza peccato: perfetto davanti al Signore.
La conversione è la Lampada e la Parola, che ti segnala il cammino, che ti fa seguire la strada diritta, che ti aiuta a capire che non sei più solo ma che qualcuno al tuo fianco ti prende per mano e che qualcun altro mandato da Dio ti toglie le ultime scaglie dagli occhi.



Questo è il ruolo della comunità dei credenti: accoglienza, insegnamento ed amore. Affermare, e mandare per le strade del mondo chi dallo Spirito Santo è stato salvato ed è disposto a capire, aiutare ed amare.
Valdo, Francesco, Lutero, Wesley raccontano di questa conversione improvvisa.
Io ho raccontato la mia. Non erano scaglie ma lacrime, come quelle di molti, che hanno lavato i miei occhi per poter contemplare, poi continuare a lodare e lavorare con la sua chiesa per Lui, dopo che la Luce è filtrata in profondo.
Non è per tutti così! Ci sono molte altre strade dove l’amore del Padre sa fermare i suoi figli, sopratutto chi sente la Voce dolce e sommessa al suo interno e vede la Luce con gli occhi del cuore, creata sempre e comunque, dalla sua Grazia che è irresistibile e conduce al suo Regno.
Abramo sul monte intravvede la Luce riflessa sulla lama che sta per uccidere il figlio e sente la Voce: “fermati non usare violenza; non uccidere più”. Mosè sull'altipiano ammira la Luce ardente del pruno e sente la Voce di Dio che dice: “santo è il luogo dove ti trovi”.
Giovanni che testimonia la Luce, la vede specchiarsi sulle acque del fiume Giordano e sente la Voce: “Tu sei mio figlio diletto”.





Vocazioni e scenari che vengono da storie ed esperienze diverse che affermano Dio: sempre presente, che chiama a salvezza ed affida un mandato. L’Emanuele ancora oggi, con noi tutti i giorni, ci accoglie e ci invia come strumenti dell’Evangelo nelle strade, ora di bitume scurite.
Nelle vite di ognuno si compie una brusca fermata, su quella via che ci fa pensare di essere noi i padroni del mondo, della natura e dell’universo. Detentori esclusivi della scienza e della sapienza: in verità superiori ad ogni divinità. Dio ci raggiunge con la conversione.
Gesù, con la sua umiltà di Parola e di esempio, vuole che ci lasciamo semplicemente guidare su queste strade buie del mondo, per portare la Luce e la Voce della Buona Notizia che trasforma e da pace a tutte le genti nelle nostre città.













Gesù ci ha incontrato sulla strada che stavamo correndo, magari a cavallo, o alla guida veloce di un autovettura, a fari spenti, di notte: verso le tenebre, l’errore e l’arroganza.
La sua Luce ci ferma, ci fa vedere in modo diverso il mondo creato e la sua Voce ci nutre e ci da una nuova energia che ci permette di iniziare di nuovo o continuare la nostra missione in questa realtà che è quella delle città in cui viviamo, dove ancora esiste discriminazione, violenza, e uccisioni contro i credenti, i migranti, le donne e i diversi.
Dio ci fa difensori contro i soprusi, le vanità, gli sprechi, i fanatismi e le frodi.
Paladini della giustizia e dell’armonia per un uso equo delle ricchezze e delle risorse comuni.

Vedere Damasco, la città, la realtà con occhi diversi e saper dare la nostra risposta con la vocazione che non arriva dal luccichio e dai suoni dei centri abitati, ma giunge, da fuori di noi, come penetrante chiarore del cielo. Cadere per terra, in ginocchio se vuoi, e concentrato in preghiera: luogo santo per te, ascoltare la Voce e imparare la direzione della nostra missione per procedere insieme e ricominciare ogni volta, nuovamente a sperare La luce.

















Altre cadute anonime di PAOLO

sabato 9 maggio 2020

103-Fuga di Elia nel deserto-TENTAZIONE,Liberazione

TENTAZIONE, LIBERAZIONE

Fuga di ELIA nel deserto 1^ Re 19,1-8


In questo racconto apprendiamo che quello che Elia ha commesso: uccisione dei profeti di Baal è stata una azione che il Signore non gli aveva comandato, ma una sua libera scelta. Per gelosia, cercando di difendere Dio, come spesso è avvenuto nel passato biblico di uomini di indubbia fede, ha commesso un errore che non avrebbe dovuto fare.
Si trova ora a dover fuggire nel deserto per la reazione della regina nemica Izebel, votata alla vendetta contro di lui per l’eccidio che ha commesso.
Sentendosi in colpa, e non scorgendo un aiuto immediato da parte dell’Eterno, è in preda a un senso di vuoto. Colto da depressione, vaga nel deserto, ed è un perdersi in questa terra desolata, con la smania di lasciare tutto dietro di se. (LA TENTAZIONE)


Pensa: a nulla è servito quello che ho fatto, dice: io non valgo più dei Padri, sono respinto come il popolo. Sfida Dio con il desiderio di morire nel cuore, dice basta a questa vita, a questo Dio che chiama e poi ti lascia solo. L’uomo sbaglia e da a Dio la colpa.
La stanchezza di Elia è subentrata per lo sforzo a fare più di quello che Dio gli aveva richiesto, per questo gli mancano le energie, il cibo essenziale. Ora dove cercarle?

Dio risponde sempre!
Dove cerchiamo le nostre, quando sbagliamo?
Dio sostiene sempre chi chiama, anche quando commettiamo errori!
Quando pensiamo che Dio non si cura di noi, è quando invece ci porta in braccio:
Dio interverrà nella nostra solitudine, nella nostra stanchezza e nella denutrizione. (NELLE NOSTRE TENTAZIONI)
Quando siamo nella disperazione, ogni persona che ci da conforto: visi sconosciuti, stranieri, o donne, come la vedova di Serepta; per noi sono angeli mandati da Dio.


Significativo nell’incontro è il tocco la parola: sbrigativa ma di incoraggiamento e di vita. Come farà Gesù con gli infermi, senza discriminazione ne alcuna distinzione:
alzati e mangia…, Io lo voglio, sii sanato…alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”.

Questo episodio ci afferma che tutti possono essere persone che portano aiuto, un angelo o un beduino di passaggio, ma altrettanto possono essere persone bisognose sia di cibo materiale che di quello spirituale e che hanno bisogno di comprensione, di una mano amica che rialza, di una parola compassionevole di fraternità e amicizia che da speranza.


Dio aiuta contro i nemici, aiuta per trovare degli amici.
Il nutrimento come prima cosa, poi l’accoglienza, la disponibilità ad aiutare, o a lasciarsi aiutare. La consapevolezza di essere sullo stesso percorso: forse il deserto accomuna, la terra arida dove tutti abbiamo bisogno di nutrirci al pane e dissetarci alla bevanda di Dio.
Possono essere le città del nostro tempo, affollate ma deserte di spiritualità e di Dio.

Il cibo, per tutti nel deserto o nelle città è Dio che lo procura e la vita dipende soltanto da Lui. Che importa, se il vero pane che discende dal cielo o la cena del Signore, bevanda e pane, l’essenziale per la vita: la relazione con Dio, ti viene offerta da un uomo o una donna, oppure da uno straniero o un diverso.
Tutti, chi più chi meno siamo soccorritori, a volte, o abbiamo bisogno di aiuto, altre volte.
Il 2° tocco del soccorritore dimostra appunto che è Dio che da la forza di proseguire il cammino e per moltissimo tempo.
Ma per continuare secondo la sua Parola; ossia diventare testimoni e soccorritori a propria volta, bisogna essere nutriti per non essere sconfitti.


La seconda occasione deve essere piena di coraggio, la vocazione con una fede rinnovata e con la consapevolezza della presenza costante di un Dio che si è rivelato, anche se non completamente ma che è presente e vivente.
Dio ha speranza su Elia, gli porta un segno di pace e di riflessione, lo rinfresca alla poca ombra di una ginestra, lo nutre costantemente con un cibo che lo sazia per tutto il suo lungo cammino, fino a portarlo al monte di Dio. I due incontri sono strumenti, convincimenti per condurlo dove vuole: verso il monte Horeb, di Mosè, della sua Parola.

Ascolto e contemplazione

La guida di Dio, nascosta, è sempre li sino alla fine, anche per noi, anche quando tutto è difficile, quando non se ne riconosce la presenza. Sapersi accontentare della presenza di Dio e di quello che ci rivela: saper non andare oltre, come appunto ha fatto Elia sbagliando.
Dio vuole ricondurlo a Lui, vuole ristabilirgli l’equilibrio, la fede in colui che lo ha chiamato e vuole continuare a farlo. La parola di Dio lo riporta alla sua missione, e lui si confessa, si scusa direttamente con il Signore pur sapendo che Lui conosce ogni cosa, ma che ascolta ogni suo figlio: sa ascoltare il suo sfogo, e il perché della sua azione sbagliata: della nostra.


Il cammino nel deserto sarà lungo, bisognerà apprendere ancora da Dio, ritornare alla sua fonte, al suo cibo: percorso spirituale, dei Padri, del popolo, dei profeti; anche Gesù lo ha percorso: qual è il nostro percorso? Dove ci vuole condurre il Signore?
Dio ha speranza su di noi! Ma ogni generazione deve ritornare alle acque per dissetarsi, nutrirsi, ed acquisire responsabilità. Non fidarsi soltanto di se stessi, della tradizione, o del consenso delle persone attorno, perché sarà per breve tempo: se non c’è il consenso tangibile e diretto di Dio tutto sarà inutile. Elia ora lo sa! E noi?


E oggi? Chi chiama oggi, chi sa svegliare oggi con il tocco, delle mani, il servizio, e con la Parola? Chi chiama al discepolato, chi qualifica in modo nuovo e chi invia a compiere servizi, gesti nuovi, consacrati. E’ ancora Dio a riconvertirci, ogni volta e a mandarci ad annunciare l’Evangelo, la Buona Notizia della salvezza, della grazia di Dio.
Chi se non ancora Dio stesso ma attraverso la comunità, la chiesa, fatta di uomini e di donne che si servono del tocco delle loro mani e della Parola delle loro labbra per rispondere con efficacia alle necessità delle città. Questa e la nostra resilienza.  


  

102-LO STRANIERO-Speranza


LO STRANIERO Levitico19,34÷36 Matteo 25,34-40


Due testi, uno del Vecchio e uno del Nuovo Testamento che ci parlano dello straniero: Chi è lo straniero, perché la Bibbia da così tanta importanza a questa persona da avere una legislazione la più ricordata nella Bibbia ebraica?
Questo testo del Levitico, non è il primo: già in Esodo una legge specifica riguardava lo straniero. Perché questa grande considerazione? Perché la Parola di Dio ci presenta questa figura dandogli tanto riguardo attraverso leggi e prescrizioni sociali e religiose?

La persona comune e semplice, spesso, non riesce a riconoscere Dio quando Lui si presenta all’uomo o alla donna, ricordiamo: Abramo e Sara nell’episodio della distruzione di Sodoma, Giacobbe nel combattimento con Dio, Lot e gli angeli; Mosè e il pruno ardente. 




Gesù stesso dopo la risurrezione non viene riconosciuto, in vari episodi, dai discepoli; da Maria che pensa sia l’ortolano, i due discepoli sulla via di Emmaus, dopo la risurrezione, pensano sia forestiero, Paolo cade (da cavallo ?) e non lo riconosce.
Il popolo di Israele non riconosce Gesù come Dio, lo considera estraneo: straniero, non certo il suo Re. Chi è costui dicono i Farisei? “Nemo profeta in patria”.













Dio fin dall’inizio, sapendo che potrebbe non essere identificato come facente parte del popolo, vuole far capire attraverso la Parola; istruisce con la Legge, specialmente ai sapienti e ai potenti di Israele che il luogo della rivelazione divina: Dio stesso, è nello straniero. Non dimenticate l’ospitalità: perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli. Aggiungerei, addirittura il Signore.
Diversi sono i termini per identificare lo straniero: indigeno proveniente da un’altra famiglia, da un’altra categoria sociale, da un’altra razza, ospite, emigrato, profano; a volte anche il nemico può essere lo straniero, ricordiamo Ciro e il ritorno in patria di Israele. 


Un immigrato che ha lasciato la propria terra e ha scelto di stabilirsi in un’altra comunità da cui vuol dipendere e a cui richiede protezione. Situazione giuridica fragile, pochi diritti, poca tutela, spesso usato, oppresso e sfruttato.
Il Pentateuco attraverso le leggi esposte al popolo da Mosè, insiste fortemente sulla difesa del forestiero, come fosse una categoria di persone deboli come gli orfani o le vedove .
Non maltratterai lo straniero e non l’opprimerai; perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto.” 


Legge riguardante la protezione dei più deboli del popolo.
Tema ricorrente anche in tutta la legislazione del vicino oriente che vedevano la buona riuscita della società quando tutti i suoi membri si sentivano inseriti.
Possibilità di ampia integrazione nella comunità in quanto dovevano condividere la stessa cultura, la religione, le scelte e gli stessi obiettivi: dovevano essere considerati come fratelli. Tutti facenti parte di quell’identità d’Israele definita dalla vocazione avuta nel deserto che si fonda su Dio che lo ha liberato dal giogo e dall’oppressione egiziana e lo ha immigrato in una terra in cui è ospite prediletto se rispetta le sue leggi e il suo patto.
      

Lo straniero nel nuovo testamento è la figura per eccellenza dell’uomo biblico, del popolo d’Israele, ma anche del cristiano in cammino verso il Regno di Dio.
Stranieri e pellegrini, in questo mondo, come asserisce l’apostolo Pietro: esperienza che tutti possono fare, sia come stranieri che come ospiti del globo che non è nostro.


Come l’Antico Israele doveva relazionarsi con lo straniero per l’esperienza fatta in Egitto; e come straniero e ospite nella terra che il suo Dio gli ha assegnato; così anche i cristiani sono invitati a relazionarsi con gli stranieri, in quanto loro stessi stranieri e ospiti nel mondo di cui Dio ne è il Creatore. Ecco il secondo motivo per cui, sia il Vecchio che il Nuovo Testamento insistono tanto sull’accoglienza dello straniero.


Matteo che è il più ebreo degli evangelisti perché presenta Gesù come colui che salva il suo popolo, si apre però con uno spirito universalista che supera abbondantemente i problemi nazionalistici ed annuncia la Buona Notizia alle nazioni pagane, il cui progetto di Dio in Gesù, come Messia, è diventato il criterio di salvezza del discepolo comune e di conseguenza di tutti coloro che lo riconoscono come il Cristo, giudei e pagani stranieri, che diventano membri della comunità e della famiglia di Dio.
Identità non più nazionale, di religione o di razza, ma ricevuta per grazia dalla vocazione e dalla fede. Il cristiano definito straniero nel mondo è ora in grado di comprendere e di solidarizzare con tutti gli stranieri fuori dalla loro patria.



Testimoni della grazia dell’amore di Dio che è in grado di accogliere l’estraneità e la diversità come doni e maggiori opportunità.
Gesù stesso soddisfa questa accoglienza e ne fa ambivalenza reciproca come ospite, ma anche messaggero itinerante di Dio che porta la vita necessaria sia a chi deve dare che a chi riceve perché diventino reciprocamente: ospite e predicatore, autoctono e straniero, samaritano, e prossimo. Gesù esprime la sua predilezione per i deboli, gli emarginati, gli stranieri come ci ricordano molti episodi del vangelo
Ero straniero e mi avete accolto” riferito proprio a loro.


E noi cristiani di oggi?
Il criterio con cui saremo giudicati riguarda il nostro atteggiamento verso i meno abbienti, i più deboli e gli stranieri: l'essere graditi a Dio dipende dal nostro comportamento nei confronti di queste persone, perché in essi si nasconde il Cristo.
Chi accoglie queste persone accoglie Gesù, chi li respinge rifiuta l’Emanuele.
Il nostro agire non deve dipendere dalla morale, dalla filosofia, dalla religiosità, ne tantomeno da una ideologia politica anche se buone e rispettabili: ma dalla fede che da senso al nostro agire.
Gesù quando asserisce che quello che facciamo al prossimo è a Lui che lo facciamo, non ci impone una nuova legge; ma identificandosi egli stesso con i più poveri e i più piccoli dei suoi fratelli ci fa ricordare che qualsiasi rifiuto rivolto a loro, può diventare conseguenza di abbandono e di croce.


Quelle del Mediterraneo sono croci che non galleggiano per questo sono subito dimenticate dagli uomini? 
La proposta di Gesù, Dio, rimprovera il modello di identità costruito esclusivamente su ideologie, religioni o razze. Giudizio che si applica bene alla situazione di oggi della nostra società moderna e agiata che prospetta valori diseguali e dei governi che emanano leggi discriminatorie (sulla sicurezza), facendo sorgere tendenze integraliste e razzistiche indirizzate ad escludere ed espellere l’altro, il diverso, l’immigrato.












Occorre cambiare mentalità e atteggiamento nei confronti degli immigrati e gli immigrati nei confronti dei cittadini che li ospitano per poter avere una stessa identità ed essere integrati congiuntamente.
La qualità dell’accoglienza e il rispetto della diversità portano la chiesa a vivere la piena uguaglianza e la popolazione a vivere una valida democrazia.







mercoledì 6 maggio 2020

101-LA SAPIENZA DI DIO





PROVERBI 9,1- 12 La Sapienza

Questo testo dei proverbi ci parla della Sapienza. Il testo fa parte di una raccolta più antica che ha risentito della più generale tradizione sapienziale
orientale. Contiene unità poetiche di rilievo sul piano teologico e consegna un insegnamento della sapienza antica, dandogli un risultato intellettuale e 
teologico molto importante.

Israele riflette e si riorganizza mettendo in relazione la teologia del patto e la teologia sapienziale in questo nuovo ambiente multietnico giudaico, ampio, sofisticato e intellettuale.
Occupandosi della vita quotidiana mette in evidenza direttamente o indirettamente il ruolo di Dio che interessa ogni dettaglio della vita umana.


Il Dio qui rappresentato è il Dio Creatore, pieno di sapienza che ha ordinato il mondo e lo vuole mantenere ordinato.
La saggezza che l’uomo dovrebbe avere deve percepire i legami che la natura, creata da Dio, da alle cose come l’ordine che questa realtà ha, è una realtà di vita.
Il disprezzo di quest’ordine conduce alla morte.
Questo ordine divino deve essere osservato con attenzione, per saper percepire e poi seguire il giusto orientamento verso la vita.
Per pervenire a questa Sapienza pura, l’umanità, deve cercare di contemplare Dio attraverso le leggi che già regolano la natura e il cosmo, cercare di conoscerlo più a fondo per arrivare a conoscere se stessa, e, quindi, trovarsi mancante, non giusta, se non si specchia con il Dio della vita e dell’esistenza di ogni cosa, che è la regola con cui si deve confrontare e allineare.


Cercare di conoscere Dio e il suo giusto ordinamento, è l’insegnamento che ci perviene da questo testo che ci esorta in questo ad acquistare sapienza da Dio che la elargisce grandemente nella realtà ed è visibile a tutti.
La sua volontà e il suo disegno per la vita sono gli elementi primari della conoscenza. L’ordinamento del mondo produce vita o morte all’uomo a seconda delle sue scelte di comportamento.
La Sapienza ha fabbricato la sua casa…La Sapienza creatrice di Dio, quella che era nel principio con Lui, ha fondato la terra, con tutto il necessario per vivere e crescere, fino ad arrivare a gioire e fare festa, ad apparecchiare la sua mensa per avere degli invitati: degli amici ed essere compiaciuta di quello che ha creato e desiderato.














Fare convito e condividerlo. Perché?
La Sapienza vuol bene all’umanità, si rallegra nella parte abitabile della terra, in quelle case, quella semplicità, quella familiarità che vi trovaE’ esuberante di gioia tra i figliuoli degli uomini ogni volta che vi trova pacequando trova ristoro, accoglienza, disponibilità, quando trova sentimenti umani e caldi, quando trova il profumo di nardo dell’amicizia vera, come nella casa di Lazzaro.  
Qua si sente parte integrante dell’amicizia del mondo, amica tra amici, sorella tra sorelle e fratelli, per fare eredi di beni reali quelli che m’amano e per riempire i loro tesori.
La sua purezza: tutte le parole della mia bocca sono conformi alla giustizia e all’ equità, sembra non volerla manifestare appieno, come se la tenesse in sospeso, per un’altra occasione: ora vuole stare in compagnia e condividere per farsi trovare da chi la sta ad ascoltare, da chi raccoglie l’istruzione, da chi non la rigetta, ma la cerca e l’ama, per trovare la via, la verità e la vita.



Ha lavorato le colonne della sua casa per sostenerla in modo perfetto da poter invitare e contenere tutti. Purtroppo c’è chi non vorrà essere saggio e troverà scuse per non voler entrare. Per questo nella parabola delle nozze si afferma che radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni , e la sala fu piena di tantissime altre persone.
Dovevano avere l’abito adatto però, che paragonandolo al nostro testo diremmo: vestiti di scienza e sapienza. Chi non fu trovato vestito troverà la sua pena fuori dalla sala.

Comunque la Sapienza continuerà, Dall’alto dei luoghi elevati della città a gridare… ai figli del popolo. Imparate o semplici, e voi stolti diventate intelligenti…dirò cose eccellenti.


Il grido riecheggia da un luogo elevato ad un altro… Forse qualcosa si perde nel vacuo e nel tempo, ma ancora oggi quell’eco si sente. Chiama e cerca in ogni strada e ogni angolo delle città, con la sua forza, ma con tutta la sua dolcezza, la femminilità, come soltanto una madre sa fare per i suoi figli, come soltanto una sorella o amica sa essere anche quando è discriminata, derisa o violentata in quelle medesime strade. Come soltanto una donna sa amare… e sa chiamare e parlare …perdona loro perché non sanno quello che fanno: sono sciocchi, smarriti, folli e violenti. La voce, lassù dal luogo elevato, dal legno, non è disperata per questa follia turbolenta dell’uomo: per questo continua ancora a chiamare e a fidarsi del Padre che per amore può cambiare le cose e a tutti elargire la grazia senza merito alcuno.


Esorta: mangiate e bevete, riempitevi tanto di me e dei beni che vi ho elargito.
Dimenticare la vostra stoltezza, cercatemi con intelligenza e se mi troverete: vivrete.
Il beffardo, il privo di senno, che deride il Signore e non riconosce le bellezze create, e l’empio, che non ragiona, non crede e vuol rimanere nel suo stato di errore: lasciateli andare al loro destino e non opponetevi resistenza. La loro fine è vicina.
Chi è saggio invece e vuol diventarlo ancora di più, gli saranno aumentati i giorni, gli anni, gli amici, la vita.
Poiché il timore di Dio è il principio della sapienza e conoscere il Santo è l’intelligenza.


Parole che esortano ancora a riflettere per avere un giusto rispetto di questo Dio Sapiente di luce, Creatore di vita e di bene per l’umanità. Poi cercare di conoscere il Santo, il Messia, l’inviato di Dio su questa terra: questa è l’intelligenza che ci insegnerà a sconfiggere il male, la stoltezza e la perversa follia e così attraverso di Lui seguire la via della vita.
La Sapienza, in questo testo, ci vuole spiegare che alle azioni sono connesse conseguenze prestabilite che il Dio creatore garantisce senza esitare.
Così la sapienza lega le azioni al destino, e le articola in questa maniera:
Buona azione-Benedizione; Azione malvagia-Sventura e le applica agli individui.
Se sei saggio lo sei per te stesso, e se sei beffardo tu soltanto ne porterai la pena.



    







Oggi, però, noi riconosciamo la nostra debolezza, ma la forza in ogni tempo dell’amore di Dio per l’umanità, che è sempre al di sopra di tutto e di tutti e può superare i confini già definiti.
Dio ha cercato sempre di insegnare, di educare: con la Legge, la Sapienza, i Profeti, La Parola di Dio, Gesù, ed ora con la sua Chiesa; di indicare all’uomo la via della vita.
La chiesa, su questo insegnamento, deve continuare a proporsi con perseveranza e con molta sapienza contro ogni forma di malvagità e di violenza, procacciando giustizia e pace e annunciando la discesa e l’ascesa della Sapienza di Dio sulla terra in forma umana: Gesù, nato in una capanna, vissuto pieno di grazia e di intelligenza nella semplicità, morto come un peccatore benché senza peccato, ma elevato in gloria.


Forse questa è la strada ?

La vera sapienza e l’intelligenza consistono nell’essere stati liberati dal male da Gesù, Parola di Dio e sapienza di Dio e che proseguendo con il suo aiuto, continuo, aspettiamo come promessa la fine della conoscenza per essere così illuminati perfettamente e completamente da Dio.